domenica 27 maggio 2018

Chi ha paura del lupo cattivo?

Lo abbiamo scritto tante volte: ve l'avevamo detto. Lo avevamo predetto che una dittatura non retrocede mai e non ti lascia più corda di quel che ti basta per bere, mangiare (poco e male) e abbaiare. Ed anche se la marcescente partitocrazia italiana cerca di alzare la testa, in maniera peraltro poco probabile, poi l'unica cosa che possa rimediare sono bastonate. La nostra Costituzione, certamente non la migliore possibile ma che comunque aveva garantito un certo livello di pace e progresso, non esiste più da quando è stata sottomessa al Trattato di Lisbona. Questa è la nostra opinione. 

E che si possa o no non nominare un ministro ,da parte del Capo dello Stato, per le sue opinioni, ora è un diretto problema del parlamento che sarà chiamato a decidere sull'art. 90 che recita:
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Grave la crisi istituzionale che si manifesta, ora, in un Paese che la crisi costituzionale la soffre, a parer nostro, da tempo. Ve lo dicevamo che i Mondialisti non avrebbero ceduto facilmente la preda. E le pressioni (oltre agli insulti) scagliate contro l'Italia hanno contribuito ad acuire queste tensioni.
Tensioni che si cercano di placare chiamando a governare Cottarelli. Da quando un Presidente della Repubblica sceglie a suo piacimento chi deve governare e perché? Qualcuno direbbe: dai tempi in cui Napolitano chiamò Monti. Ma ci fu una maggioranza di parlamentari che votò la fiducia a quel governo (per noi vergognosamente lesivo degli interessi nazionali).

Noi non abbiamo alcuna fiducia nella partitocrazia italiana, non abbiamo votato con la stessa motivazione ma riteniamo che un governo eletto debba operare, poi essere giudicato dagli elettori. Chi dà le carte non può cambiare le regole del gioco in corso di partita. 

Siamo in crisi? No, siamo in dittatura e da tempo, come da tempo lo scriviamo. 

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