venerdì 15 giugno 2018

I nuovi barbari a Roma: crollano anche le Mura Aureliane!

I Barbari erano coloro che, per i Romani, non parlavano la lingua corrente, ma balbettavano. Furono, a lungo andare, una delle cause del crollo dell'Impero oltre alla terribile inflazione interna e ai danni del Cristianesimo sull'economia e sulla cultura romana. Ma molti barbari entrarono nell'esercito romano e cercarono persino di fermare la decadenza inarrestabile dell'Impero. 

Per esempio, Aureliano, grande condottiero elevato a imperatore dalle legioni per meriti militari. Nacque in Pannonia (oggi Ungheria) da una famiglia modesta e non nobile probabilmente nel 215. Quelle regioni erano terre nelle quali Roma arruolava molti militari, sempre più necessari a fermare le terribili invasioni degli altri barbari. E nelle vesti di comandante militare si impegnò contro Sarmati, Franchi, Goti. 

Nel 268 Roma è in grave pericolo e una congiura di generali depone Gallieno e nomina Claudio, con la collaborazione di Aureliano che aumenta il suo potere e va a fermare Eruli e Goti e poi gli Alemanni. Il suo potere e il prestigio aumentano sempre più  e alla morte dell'imperatore Claudio, mentre era a Sirmio, quartier generale della operazioni militari, Aureliano si sbarazzò dei Goti in Tracia e nelle Mesie e andò a prendersi il trono acclamato dai soldati, mentre Quintilio, il fratello di Claudio si suicidava. 

Aureliano dovette respingere la minaccia degli Iutungi, poi riunificare l'Impero ormai diviso in Gallia, Britannia e quel che controllava direttamente Roma: Italia, Balcani, Grecia e province africane, Egitto escluso. Con sole quattordici legioni doveva anche fronteggiare le minacce portate soprattutto da Iutungi, Alemanni e Goti. 

Dopo aver respinto l'invasione della Pannonia, tornando precipitosamente in Italia, fu battuto da alemanni e Marcomanni a Piacenza; ma mentre i barbari si disperdevano in bande per saccheggiare il territorio, l'imperatore radunò le forze rimaste e li inseguì verso sud, lungo la via Flaminia e ancora vicino Pavia, mentre i germanici cercavano di tornare indietro. Finita questa campagna, marciò verso la guerra contro la regina Zenobia, nel Regno di Palmira e attraversato il Danubio sconfisse Goti e Carpi. 

Ma la continua pressione sopratutto dei goti fece in modo che le province oltre il Danubio fossero abbandonate definitivamente nel 274. Il ritiro da quei territori permise comunque ad Aureliano di poter riorganizzare oltre cinquantamila uomini. Dopo aver riconquistato le province secessioniste della Gallia, si scagliò contro i Sasanidi in Mesopotamia, nel 275. 

In questa campagna, pare per una vendetta personale, Aureliano fu assassinato da un suo collaboratore. In precedenza, il più noto tra gli imperatori barbari, tra il 270 e il 273, aveva provveduto a fortificare Roma, con la costruzione delle possenti Mura Aureliane, ancora oggi la cerchia che delimita il centro storico della città di qua dal Tevere, confine urbano fino all'epoca moderna. Le mura, assediate dal traffico e sguarnite dai nuovi barbari, sembrano in buono stato di conservazione per la maggior parte del loro tracciato: 12,5 km rispetto i 19 dell'antichità. 

Ma oggi, nel pomeriggio, una torre di fronte via Campania ha subito il crollo del solaio. Perché Roma è in realtà abbandonata all'ignoranza e all'incuria di nuovi barbari che ne stanno connotando un altro crollo. Una città sporca, resa invivibile dal traffico e dall'inquinamento, piena di animali selvatici e topi di fogna, strozzata da periferie indecenti e rovinata dal continuo percorrere di auto e mezzi pesanti il centro storico, fuori e dentro le mura. 

Ci vorrebbe un nuovo Aureliano, romano o barbaro che sia, per difendere la Città Eterna, rendendola indipendente e fiera com'era una volta. Lo abbiamo scritto da tempo: Roma non può restare nell'attuale status, ma ha bisogno vitale di una totale indipendenza: dai colli cosiddetti romani, includendo i territori di Maccarese e Ostia. Dopo l'indipendenza potrà trattare quanti soldi deve ricevere dal morente stato italiano, colonia della Unione Europea, per garantire lo status di Capitale. 

Solo in questo modo, i Romani torneranno ad aver orgoglio e padronanza della propria terra. Ma nulla fa presagire questo. Il sangue e l'orgoglio romano sono sopiti da secoli di dominazione straniera. E le povere Mura Aureliane non reggono più.

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